sabato 18 maggio 2013
Rodotà: Dov'è l'eguaglianza stabilita dalla Costituzione?
venerdì 17 maggio 2013
"Le sentenze di Berlusconi mettono a rischio il governo"?
giovedì 16 maggio 2013
mercoledì 15 maggio 2013
Il 15 maggio è la Festa dei Siciliani, oggi si celebra lo Statuto Speciale.
Dal 2010, infatti, il 15 maggio sarà segnato in rosso sul calendario siciliano. Scuole di ogni ordine e grado e uffici regionali chiusi in Sicilia, il 15 maggio, per la Festa dell'Autonomia istituita dalla Regione Sicilia.
La festività, una delle ultime inserite nel calendario, voluta fortemente dall'ex governatore Raffaele Lombardo riguarda la firma dello Statuto della Regione avvenuta nel lontano 15 maggio del 1946.
L'Autonomismo fu un modo per svuotare il separatismo, guidato dal Movimento Indipendentista Siciliano, che all'indomani dello sbarco alleato del luglio 1943 era uscito dalla clandestinità in cui era stato sotto il periodo fascista, chiedendo l'affrancamento della Sicilia dallo Stato Italiano. Svanì quasi subito invece l'idea che la Sicilia divenisse uno stato federato agli Stati Uniti d'America. Padri dell'Autonomia possono essere considerati i politici siciliani che lottarono per la concessione dell'Autonomia come Giuseppe Alessi, Giovanni Guarino Amella, Enrico La Loggia, Salvatore Aldisio.
Lo statuto speciale siciliano fu originato da un accordo di origine "pattizia" (assimilabile, secondo alcuni, ad un trattato fra due entità paritetiche) fra lo Stato Italiano ed la Sicilia, rappresentata dalla Consulta per la Sicilia, in cui erano rappresentate le categorie, i partiti e i ceti produttivi dell'Isola, organo che materialmente formulò lo Statuto. Statuto che fu emanato con regio decreto da Re Umberto II il 15 maggio 1946 (quindi precedente alla Costituzione della Repubblica italiana, che lo ha recepito per intero con la legge costituzionale n. 2 del 1948), e diede vita alla Regione Siciliana prima ancora della nascita della Repubblica Italiana, prima fra le 5 regioni a statuto speciale. Le prime elezioni per l'Assemblea regionale siciliana si svolsero il 30 aprile 1947, e il 25 maggio 1947 ci fu la prima seduta parlamentare. Fino al 1970 (data di nascita dei Consigli delle regioni ordinarie) è stata l'assemblea legislativa italiana più importante per poteri e numero di abitanti amministrati, dopo le due Camere.
La festività, una delle ultime inserite nel calendario, voluta fortemente dall'ex governatore Raffaele Lombardo riguarda la firma dello Statuto della Regione avvenuta nel lontano 15 maggio del 1946.
L'Autonomismo fu un modo per svuotare il separatismo, guidato dal Movimento Indipendentista Siciliano, che all'indomani dello sbarco alleato del luglio 1943 era uscito dalla clandestinità in cui era stato sotto il periodo fascista, chiedendo l'affrancamento della Sicilia dallo Stato Italiano. Svanì quasi subito invece l'idea che la Sicilia divenisse uno stato federato agli Stati Uniti d'America. Padri dell'Autonomia possono essere considerati i politici siciliani che lottarono per la concessione dell'Autonomia come Giuseppe Alessi, Giovanni Guarino Amella, Enrico La Loggia, Salvatore Aldisio.
Lo statuto speciale siciliano fu originato da un accordo di origine "pattizia" (assimilabile, secondo alcuni, ad un trattato fra due entità paritetiche) fra lo Stato Italiano ed la Sicilia, rappresentata dalla Consulta per la Sicilia, in cui erano rappresentate le categorie, i partiti e i ceti produttivi dell'Isola, organo che materialmente formulò lo Statuto. Statuto che fu emanato con regio decreto da Re Umberto II il 15 maggio 1946 (quindi precedente alla Costituzione della Repubblica italiana, che lo ha recepito per intero con la legge costituzionale n. 2 del 1948), e diede vita alla Regione Siciliana prima ancora della nascita della Repubblica Italiana, prima fra le 5 regioni a statuto speciale. Le prime elezioni per l'Assemblea regionale siciliana si svolsero il 30 aprile 1947, e il 25 maggio 1947 ci fu la prima seduta parlamentare. Fino al 1970 (data di nascita dei Consigli delle regioni ordinarie) è stata l'assemblea legislativa italiana più importante per poteri e numero di abitanti amministrati, dopo le due Camere.
martedì 14 maggio 2013
Fondo di solidarietà: No grazie, dalla camera dei deputati!
La camera dei deputati boccia il fondo di solidarietà del Movimento 5 stelle.
Versare una parte degli stipendi dei deputati, da destinare ad attività virtuose? Non si può fare.
La Camera dei deputati non aprirà alcun conto corrente per raccogliere i versamenti volontari dei deputati. Questo pomeriggio l’Ufficio di Presidenza di Montecitorio ha bocciato la proposta del Movimento Cinque Stelle. Esclusi i grillini, al momento del voto si sono schierati contro l’iniziativa i rappresentanti di tutti i partiti.
I parlamentari del M5s avevano chiesto già da qualche settimana la possibilità di aprire un nuovo capitolo di entrata nel bilancio della Camera. Un conto su cui far confluire una quota degli stipendi dei deputati, da devolvere a iniziative virtuose (si era ipotizzato il finanziamento di un fondo per il sostegno e il rilancio delle piccole imprese). Niente da fare. Oggi il rappresentante del collegio dei Questori Stefano Dambruoso ha chiuso a ogni possibilità. Il motivo del rifiuto è stato spiegato ai presenti: «Per quanto provenienti dai compensi corrisposti in ragione del mandato parlamentare, le risorse cui fanno riferimento i deputati del Movimento 5 stelle sono già entrate nella loro disponibilità individuale». Insomma, ogni parlamentare può fare quello che vuole con i propri soldi. Ma privatamente.
Spiegazioni giuridiche che i grillini non riconoscono. All’uscita dalla riunione il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, esponente del M5S, non nasconde l’insoddisfazione. «Non mi interessa commentare le motivazioni di questa decisione. Ma incredibilmente non si vuole venire incontro a un simile atto di generosità». Una proposta che non riguardava solo il gruppo dei Cinque stelle. Il conto corrente, raccontano, sarebbe stato aperto a tutti i deputati, di ogni partito. Gli esponenti del M5S vi avrebbero versato la parte ritenuta “eccedente” dei propri emolumenti (i grillini hanno fissato la propria indennità netta a 2.500 euro mensili). Ma gli altri parlamentari avrebbero potuto ugualmente partecipare all’iniziativa, contribuendo il base al proprio buon cuore.
Qui è sorto un altro problema di tipo legale. Una volta attivato un nuovo capitolo di entrata nel bilancio della Camera, come decidere a chi destinare i finanziamenti? «In ogni caso - ha spiegato Dambruoso - non si sarebbe potuta immaginare altra destinazione che la restituzione al bilancio dello Stato. Una diversa destinazione, individuata dall’Ufficio di Presidenza, avrebbe infatti fatto carico all’istituzione parlamentare di finalità che l’ordinamento non prevede». I grillini non sono d’accordo nemmeno stavolta. A sentire loro, gli ex alloggi in dotazione a vicepresidenti e questori di Montecitorio sono già stati messi a disposizione di non meglio precisate finalità sociali. «E che la Camera può erogare aiuti solo quando vuole?».
Peraltro la destinazione di quel fondo sarebbe stata individuata in maniera collegiale. «Lo avremmo deciso tutti insieme - racconta ancora Di Maio - in uno dei prossimi Uffici di Presidenza». Ovviamente nessuno vieta ai deputati di rinunciare a una parte del proprio stipendio. Con il denaro corrisposto dalla Camera, ognuno potrà continuare a fare quello che preferisce. «Il problema è proprio questo - prosegue Di Maio - Non vogliamo essere noi a occuparci di questo fondo. Deve essere gestito da un ente esterno». La spiegazione è chiara. Molti parlamentari già si privano di una fetta del proprio stipendio per destinarla al proprio partito - una sorta di finanziamento pubblico parallelo - o ad altre associazioni. «Una forma di elemosina» denuncia il vicepresidente della Camere. «Noi invece crediamo che per accedere a quel fondo si debba vantare un interesse legittimo».
La questione resta aperta. «Noi non ci arrendiamo». I deputati del M5S promettono battaglia, l’ennesima. «Adesso studieremo altre ipotesi per aprire il fondo. Troveremo la soluzione migliore».
di Marco Sarti
Versare una parte degli stipendi dei deputati, da destinare ad attività virtuose? Non si può fare.
La Camera dei deputati non aprirà alcun conto corrente per raccogliere i versamenti volontari dei deputati. Questo pomeriggio l’Ufficio di Presidenza di Montecitorio ha bocciato la proposta del Movimento Cinque Stelle. Esclusi i grillini, al momento del voto si sono schierati contro l’iniziativa i rappresentanti di tutti i partiti.
I parlamentari del M5s avevano chiesto già da qualche settimana la possibilità di aprire un nuovo capitolo di entrata nel bilancio della Camera. Un conto su cui far confluire una quota degli stipendi dei deputati, da devolvere a iniziative virtuose (si era ipotizzato il finanziamento di un fondo per il sostegno e il rilancio delle piccole imprese). Niente da fare. Oggi il rappresentante del collegio dei Questori Stefano Dambruoso ha chiuso a ogni possibilità. Il motivo del rifiuto è stato spiegato ai presenti: «Per quanto provenienti dai compensi corrisposti in ragione del mandato parlamentare, le risorse cui fanno riferimento i deputati del Movimento 5 stelle sono già entrate nella loro disponibilità individuale». Insomma, ogni parlamentare può fare quello che vuole con i propri soldi. Ma privatamente.
Qui è sorto un altro problema di tipo legale. Una volta attivato un nuovo capitolo di entrata nel bilancio della Camera, come decidere a chi destinare i finanziamenti? «In ogni caso - ha spiegato Dambruoso - non si sarebbe potuta immaginare altra destinazione che la restituzione al bilancio dello Stato. Una diversa destinazione, individuata dall’Ufficio di Presidenza, avrebbe infatti fatto carico all’istituzione parlamentare di finalità che l’ordinamento non prevede». I grillini non sono d’accordo nemmeno stavolta. A sentire loro, gli ex alloggi in dotazione a vicepresidenti e questori di Montecitorio sono già stati messi a disposizione di non meglio precisate finalità sociali. «E che la Camera può erogare aiuti solo quando vuole?».
Peraltro la destinazione di quel fondo sarebbe stata individuata in maniera collegiale. «Lo avremmo deciso tutti insieme - racconta ancora Di Maio - in uno dei prossimi Uffici di Presidenza». Ovviamente nessuno vieta ai deputati di rinunciare a una parte del proprio stipendio. Con il denaro corrisposto dalla Camera, ognuno potrà continuare a fare quello che preferisce. «Il problema è proprio questo - prosegue Di Maio - Non vogliamo essere noi a occuparci di questo fondo. Deve essere gestito da un ente esterno». La spiegazione è chiara. Molti parlamentari già si privano di una fetta del proprio stipendio per destinarla al proprio partito - una sorta di finanziamento pubblico parallelo - o ad altre associazioni. «Una forma di elemosina» denuncia il vicepresidente della Camere. «Noi invece crediamo che per accedere a quel fondo si debba vantare un interesse legittimo».La questione resta aperta. «Noi non ci arrendiamo». I deputati del M5S promettono battaglia, l’ennesima. «Adesso studieremo altre ipotesi per aprire il fondo. Troveremo la soluzione migliore».
di Marco Sarti
martedì 7 maggio 2013
giovedì 2 maggio 2013
Pd e Pdl: Inciucio ci fu?
Una storiella medievale.
Piacevolmente Pd e Pdl si sposarono in un giorno di Primavera dell'Aprile 2013. Il cavalier Enrico Letta piacque nel discorso di stanziamento alla Camera, parlò di lavoro, di abolizioni, dell'Imu, di riequilibri europei da risanare, e in molti smemorati, ad un tratto si accostarono a ripensare. Così fu che ottenne la fiducia sperata dagli emicicli del Parlamento. Fu un incontro ravvicinato dell'ultimo tipo all'insediamento. Non un incontro di tipo alieno fu molto di più ameno, perchè la realtà superò la fantasia. La colpa non la si dette agli elettori e a chicchesia, che affidarono il lor voto ai lor signori, la colpa fu tutta sovra esposta dai calcoli sbagliati delle fazioni e della posta. In gioco agli elettori ahimè privi di ogni poter decisionale, e ancor più, essi non si renderon conto del misfatto catastale. Ancor ora fu incoronato Principe dei ministri il Cavalier Letta, della parte depauperata della fazione di sinistra, senza quella misera barbetta bianca che tanto si detesta. Scavalcando l'idea democratica di eleggere il proprio mentore, consegnando i due eurini alla cassa del partitone. E la colpa fu tutta manageriale del Partito con la sol D, perchè di democratico non ha più nulla oramai consacratico.
Ciononostante nelle compagini cambiarono or dunque comportamento politico tutt'ad un tratto, e tutto ad un tratto a molti piacque l'idea. Fu bello unirsi in matrimonio col centro destra così tanto detestato fino a quel momento. E fu funesta la reazione dell'elettorato presa in sovrabbalzo. E al primo maggio non fu proprio consacratico né l'amor né il coraggio. Fu esecrato il Grillo profeta di pochi anni fa, e qui la conferma che piace a entrambi gli schieramenti in larga intesa. E io ebbi l'impressione che dalla “malefatta” grillina si imparasse qualcosa più di prima, invece tutt'al più si imparò a scappar dal mutamento. E udii tra i campi una voce della folla e della piazza, che sviscerava le proprie budella contro il finto cambiamento senza stazza. Perpetrato oltre i confini programmatici dell'Europa, che ci ride in faccia e ci sbottona. E per rimpiazzare la partita la lor Signora Berlinese e il Social francese, ci insegnavano a contare i giorni a fine mese, dandoci della finta speranza, recapitandoci nella nostra stanza, senza fissa dimora, il pagamento che senza ritegno ci obbligano a pagar or ora. E ai disoccupati, agli esodati, e ai precariati loro si distanziano per fan finta di consacrar a noi ancor più disperati, le nostre ossa, e la lor voglia di sgelarsi nelle lor finte distanze e di restare lì non mutevoli nelle proprie stanze.
Piacevolmente Pd e Pdl si sposarono in un giorno di Primavera dell'Aprile 2013. Il cavalier Enrico Letta piacque nel discorso di stanziamento alla Camera, parlò di lavoro, di abolizioni, dell'Imu, di riequilibri europei da risanare, e in molti smemorati, ad un tratto si accostarono a ripensare. Così fu che ottenne la fiducia sperata dagli emicicli del Parlamento. Fu un incontro ravvicinato dell'ultimo tipo all'insediamento. Non un incontro di tipo alieno fu molto di più ameno, perchè la realtà superò la fantasia. La colpa non la si dette agli elettori e a chicchesia, che affidarono il lor voto ai lor signori, la colpa fu tutta sovra esposta dai calcoli sbagliati delle fazioni e della posta. In gioco agli elettori ahimè privi di ogni poter decisionale, e ancor più, essi non si renderon conto del misfatto catastale. Ancor ora fu incoronato Principe dei ministri il Cavalier Letta, della parte depauperata della fazione di sinistra, senza quella misera barbetta bianca che tanto si detesta. Scavalcando l'idea democratica di eleggere il proprio mentore, consegnando i due eurini alla cassa del partitone. E la colpa fu tutta manageriale del Partito con la sol D, perchè di democratico non ha più nulla oramai consacratico.
Ciononostante nelle compagini cambiarono or dunque comportamento politico tutt'ad un tratto, e tutto ad un tratto a molti piacque l'idea. Fu bello unirsi in matrimonio col centro destra così tanto detestato fino a quel momento. E fu funesta la reazione dell'elettorato presa in sovrabbalzo. E al primo maggio non fu proprio consacratico né l'amor né il coraggio. Fu esecrato il Grillo profeta di pochi anni fa, e qui la conferma che piace a entrambi gli schieramenti in larga intesa. E io ebbi l'impressione che dalla “malefatta” grillina si imparasse qualcosa più di prima, invece tutt'al più si imparò a scappar dal mutamento. E udii tra i campi una voce della folla e della piazza, che sviscerava le proprie budella contro il finto cambiamento senza stazza. Perpetrato oltre i confini programmatici dell'Europa, che ci ride in faccia e ci sbottona. E per rimpiazzare la partita la lor Signora Berlinese e il Social francese, ci insegnavano a contare i giorni a fine mese, dandoci della finta speranza, recapitandoci nella nostra stanza, senza fissa dimora, il pagamento che senza ritegno ci obbligano a pagar or ora. E ai disoccupati, agli esodati, e ai precariati loro si distanziano per fan finta di consacrar a noi ancor più disperati, le nostre ossa, e la lor voglia di sgelarsi nelle lor finte distanze e di restare lì non mutevoli nelle proprie stanze.
sabato 27 aprile 2013
mercoledì 24 aprile 2013
L'elezione del Presidente della Repubblica
lunedì 22 aprile 2013
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